VERBALE

Prima riunione tra Coordinamento degli Osservatori del Paesaggio del Piemonte e Ires

Martedì 1 aprile 2008, Torino

 

Ordine del giorno: il questionario del paesaggio proposto da Ires

 

Presenti:

-         Osservatorio Beni Culturali e Ambientali del Biellese (Francesco Alberti La Marmora – Giuseppe Pidello – Patrizia Garzena)

-         Ecomuseo dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea (Riccardo Avanzi)

-         Osservatorio del Paesaggio Alessandrino (Maria Franca Mantello, Lucetta Bruno, Silvio Garlasco)

-         Osservatorio del Paesaggio Monferrato Casalese (Cristina Jaccod)

-         Osservatorio del Po e della collina torinese (Ippolito Ostellino)

-         Osservatorio del Paesaggio del Monferrato Astigiano (Marco De Vecchi)

-         Ires Piemonte (Maurizio Maggi)

 

Presiede il coordinatore Francesco Alberti La Marmora.

 

Prende la parola Maurizio Maggi che riassume la proposta dell’Ires agli Osservatori di partecipare alla redazione di un questionario qualitativo sullo stato del paesaggio. Il questionario, dice dovrà avere una certa periodicità – 2 o 3 volte all’anno – e servire sia a monitorare lo stato del paesaggio, sia l’avanzamento dei piani. Sottolinea come la Regione Piemonte sia molto interessata a far parlare gli Osservatori riconoscendo loro un ruolo.

 

Francesco Alberti La Marmora riassume gli antefatti: Ires ha proposto la collaborazione con gli Osservatori il 15 febbraio 2008 e nella riunione del 16 febbraio 2008 a Piancerreto il coordinamento l’ha accolta rimandando la discussione alla riunione di oggi. Propone un primo giro di interventi.

 

Marco De Vecchi sostiene che la proposta è di grande interesse perché tiene conto finalmente delle competenze e delle aspettative di chi vive localmente e le considera un valore. Ritiene che gli Osservatori non potranno produrre dati quantitativi ma raccogliere localmente quello che la gente pensa. E’ una proposta che l’Osservatorio Astigiano ha accolto come interessante sperimentazione nell’ambito di iniziative che già sono in corso di attuazione  e cita ad esempio gli Stati Generali del Paesaggio.

 

Ippolito Ostellino esordisce citando l’iniziativa “Paesaggio zero” che il parco del Po, a cui egli appartiene, sta organizzando e che si terrà il 29 e 30 maggio. Sottolinea il fatto che sarà un’occasione di incontro tra i rappresentanti dei parchi su un tema, il paesaggio, di solito non adeguatamente valorizzato. Parlando di questionario, Ostellino lo giudica un’iniziativa di grande interesse specie per gli aspetti socio-economici che potrà far emergere e per il contributo che potrà dare nel calare il paesaggio nel dibattito attuale, lontano da certe visioni passatiste che lo vorrebbero solo legato alla conservazione dell’esistente e non allo sviluppo. Insiste però sul fatto che il lavoro sul questionario venga svolto a braccetto o comunque stabilendo un contatto con l’ufficio regionale che sta lavorando alla stesura del piano paesaggistico del Piemonte. Insiste nel fissare un incontro con Castelnuovo dell’ufficio di piano e sottolinea come la mancanza di questo collegamento rischi di produrre un monitoraggio sì interessante ma non efficace dal punto di vista attuativo. Chiede inoltre delucidazioni circa i destinatari del questionario e vorrebbe che De Vecchi, in una prossima occasione, illustrasse meglio l’esperienza dell’Astigiano.

 

Silvio Garlasco, premette di voler porre l’accento più sull’aspetto strategico che su quello tecnico e dice di voler capire come gli osservatori possono fare da tramite, da cerniera, tra la Regione che è lontana e chiusa nei suoi uffici e il territorio. Sottolinea che oltre a monitorare bisognerebbe anche formare/informare partendo dalle amministrazioni comunali. Mette in luce il contrasto tra il fatto che l’assessore regionale Conti sostenga che non si debbano più costruire capannoni mentre i comuni continuano ciascuno a creare la propria area industriale, poi considera che anche solo organizzare mezzi e risorse per fare un censimento delle aree industriali esistenti sarebbe difficile.

 

Cristina Jaccod ricorda come nel Monferrato Casalese si sia già fatto un lavoro con questionari e la collaborazione di tre istituti comprensivi della val Cerrina. Alla luce di questa esperienza sottolinea che è fondamentale capire chi sono i destinatari per poter calibrare adeguatamente il questionario. Pone altre domande su chi debba somministrare il questionario, su chi debba spiegarlo e raccogliere i dati, su chi farà l’analisi e la sintesi di quanto raccolto. Si dice pienamente d’accordo a un questionario qualitativo con domande aperte ma esprime perplessità circa impostare il questionario su una valutazione del paesaggio. Suggerisce piuttosto di indagare la percezione che gli abitanti hanno delle politiche del paesaggio e del paesaggio stesso. Piuttosto che chiedere una valutazione oggettiva, ribadisce, sarebbe più utile capire come vengono percepite le politiche regionali e insiste sul valore della percezione come strumento fondamentale per evitare un’operazione di colonialismo culturale verso quelli che al paesaggio proprio non sono interessati.

 

Maria Franca Mantello spiega che il loro osservatorio è composto di professionisti volontari che hanno come referenti la Provincia e il Comune nelle varie iniziative. Vorrebbe capire come si può strutturare il rapporto degli osservatori con le province e con la Regione.

 

Lucetta Bruno dice, come professionista, di voler capire come l’Ires può essere di sostegno per superare le diversità di natura giuridica tra gli osservatori. Ritiene interessante il lavoro dell’atlante fatto dall’Astigiano.

 

Riccardo Avanzi sottolinea come il territorio dell’Anfiteatro Morenico coincide con una delle unità, la numero 28, del piano paesaggistico regionale e questo potrebbe agevolare. Spiega come l’Ecomuseo che rappresenta sia nato dal basso e debba ancora ricevere un riconoscimento formale che dia autorevolezza alla sua azione. Spiega come spesso la mancanza di coordinamento tra le varie iniziative che si sviluppano su un territorio sia negativo e faccia perdere occasioni importanti. A questo proposito cita l’esempio del centenario Olivetti che cade quest’anno e che il Canavese, con l’amministrazione comunale di Ivrea in scadenza, non starebbe affrontando con iniziative adeguate. Mette in luce le difficoltà che nascono dalla mancanza di coordinamento tra province: l’Anfiteatro morenico è in parte nel Torinese, nel Biellese e nel Vercellese ma ciascuna amministrazione va per proprio conto con effetti spesso disastrosi.

 

== A margine si sviluppa un breve dibattito fra Jaccod che concorda con Avanzi sul pericolo rappresentato dallo scoordinamento delle iniziative e Avanzi che replica sollecitando a uscire dai gusci e dalle bolle delle specializzazioni per evitare ulteriori disastri e per impedire le contraddizioni tra chi con una mano valorizza il territorio e con l’altra lo distrugge. ==

 

Giuseppe Pidello, rientrando nel merito del questionario, dice che la sua messa a punto e la responsabilità nel compilarlo danno agli osservatori un ruolo importante nel processo decisionale pubblico. Sottolinea inoltre come il questionario così come proposto nella bozza in visione ai presenti rappresenta bene i tre punti fondamentali dell’articolo 6 della Convenzione Europea del Paesaggio (Cep). Concorda sul fatto che possa sembrare un’iniziativa complessa ma che prevedere di farla almeno due volte all’anno non sia poi così irrealizzabile. Spiega come i destinatari debbano essere le persone con cui gli osservatori sono in contatto e che ogni osservatorio deve decidere a chi rivolgersi a seconda della realtà e della forma in cui opera. Porta ad esempio il Piano Paesaggio Biellese e dice come questo coincida con i tre punti salienti dell’articolo 6 della Cep e quindi con quelli che sono i passaggi richiesti dal questionario dell’Ires.

 

Francesco Alberti La Marmora rileva come alcuni dei quesiti espressi nascano, come sempre, dalla diversa natura giuridica degli osservatori. Invita però a porre l’accento sugli osservatori come rappresentanti della società civile perché in questa veste è avvenuta l’adesione alla rete europea CivilScape. Questo significa che gli osservatori, qualunque sia la loro natura giuridica, hanno già la rete di connessioni con il territorio ed è questa rete che li rende un interlocutore interessante per il questionario proposto dall’Ires. Quello che va fatto è semplicemente l’attivazione di questa rete con le forze e le modalità che ciascun osservatorio può già mettere in campo. Sottolinea come proprio questa disomogeneità sia l’elemento d’interesse e che Ires e Regione non solo ne sono consapevoli ma ne terranno conto nell’analisi di quanto emergerà dal questionario. Propone di costruire il lavoro del questionario attraverso le possibili convergenze. Accoglie la proposta di Ostellino di creare un confronto con l’ufficio del piano paesaggistico. Rileva come siano altri gli enti preposti a raccogliere dati quantitativi per conto della Regione e aggiunge che il processo a cui si dà inizio adesso sembra confermare che gli Osservatori rappresentano per la Regione una forma nuova che si sta definendo e che vanno, con le loro attività e presenza, a colmare un vuoto.

 

Maurizio Maggi considera che forse il termine “questionario” può forse risultare fuorviante perché quello che si chiede agli osservatori è una traccia di relazione, qualcosa che in molti casi è già stato fatto. Deve essere però una traccia basata su elementi comuni. La Regione terrà conto di queste diversità ma ritiene che otto osservatori siano comunque una realtà credibile. Sarà ciascun osservatorio a fare da mediazione tra la propria realtà e la Regione; chi è in grado di convocare assemblee pubbliche potrà farlo per compilare la sua relazione, altri potranno far parlare le associazioni, altri che non hanno contatti potranno parlare come direttivo. Inoltre il questionario potrà essere un pretesto in più, anche per chi non ha una rete già attiva o per chi ha una rete ancora in fase di sviluppo, per lanciare delle iniziative aggreganti, per esempio degli incontri pubblici. Sottolinea come su temi specifici sia molto più facile ottenere la partecipazione del pubblico e il questionario potrebbe essere proprio uno di questi temi. A proposito del coinvolgimento dell’ufficio del piano paesaggistico, spiega come tra Ires e Regione i contatti ci sono sempre e ci sono stati anche sull’iniziativa specifica in discussione nella riunione di oggi. Mariella Olivier è informata della proposta di Ires agli osservatori e sa della riunione, così come con l’assessore Conti ci sono frequenti contatti sulle varie iniziative.

 

Riccardo Avanzi concorda sul fatto che le province e la Regione sono già in possesso di tutti i dati identificativi dei vari territori e che quindi agli osservatori non viene certo chiesto di fare doppioni. Piuttosto possono fornire un dato assolutamente originale che è il pensiero degli abitanti.

 

Giuseppe Pidello suggerisce di trovare, al più presto, tra gli osservatori dei denominatori comuni anche minimi ma fondamentali e la base di partenza sono proprio i punti dell’articolo 6 della Convenzione Europea del Paesaggio.

 

Francesco Alberti La Marmora ribadisce come la Convenzione Europea del Paesaggio debba essere la bandiera degli osservatori e suggerisce di mettere in agenda un brain-storming sulla Cep perché, rileva, sarebbe interessante un approfondimento comune su questo documento basilare.

 

Marco De Vecchi chiede se si può partire subito col questionario del paesaggio e sollecita nuovi passi per la creazione del coordinamento degli osservatori.

 

Ippolito Ostellino dice di essere contrario a partire subito col questionario per due ragioni che espone. La prima ragione è la necessità che egli ritiene preliminare di stabilire un contatto con l’ufficio del piano paesaggistico regionale non perché questo debba dare il placet ma perché possa avere funzioni di coordinamento. Sottolinea il fatto che gli osservatori non possono solo assistere ai processi decisionali ma devono trovare il modo di incidere nei processi attuativi con gli strumenti che la pubblica amministrazione riconosce. Altrimenti si rischia di dare vita a operazioni culturali lodevoli ma inefficaci dal punto di vista operativo. Concorda sul fatto che la disomogeneità sia un valore ma insiste perché si trovi una forma comune per darle operatività ed efficacia. A questo proposito porta come modello le agenzie inglesi che sono riconosciute dalle autorità locali pur conservando autonomia decisionale e propositiva. Se non si trova una forma per incidere a livello operativo l’altra strada, dice, è quella dell’associazionismo culturale che si limita a fare denunce sui giornali ma non ha nessun potere di incidere su chi ogni giorno firma le decisioni che modificano il territorio. Dice che l’Ires può aiutare a trovare questa forma.

 

Francesco Alberti La Marmora concorda sul fatto di trovare una forma che valorizzi la pluralità delle esperienze e le diversità all’interno di un soggetto in divenire. Ipotizza una sorta di federazione come soluzione che sembrerebbe avere i requisiti e dice di aver già in corso una discussione con un notaio per vagliare gli aspetti giuridici di questa e di altre opzioni. Dice di aver avviato anche una riflessione sulla segreteria regionale e che farà prossimamente delle proposte in entrambi i sensi.

 

Giuseppe Pidello suggerisce di prendere come guida l’esperienza di “Mondi locali” che ha creato un marchio e un disciplinare al quale le associazioni hanno aderito. L’idea potrebbe essere mutuata anche per gli osservatori del paesaggio.

 

Ippolito Ostellino suggerisce di arrivare alla prossima riunione avendo anche avviato la discussione – via email o telefono – sull’Articolo Zero da inserire negli statuti.

 

Francesco Alberti La Marmora, su richiesta di Ostellino, propone di mettere la data della biennale del paesaggio di Firenze (15-18 novembre 2008) come obiettivo ultimo per la nascita del coordinamento regionale degli osservatori.

 

Lucetta Bruno insiste perché gli osservatori siano presenti in qualche modo al convegno mondiale dell’architettura in programma a Torino in giugno. E chiede a Ires di dare una mano agli osservatori per essere presenti alla biennale sul paesaggio che si terrà a Firenze in autunno.

 

Maurizio Maggi dice che si informerà dei costi.

 

Ippolito Ostellino dice che è tardi per partecipare al convegno ma che si può pensare a un evento a margine nell’ambito di un’iniziativa che il parco del Po organizzerà il 1 luglio a Vallere. Dà la sua disponibilità a ospitare una vetrina degli osservatori e ribadisce che sarebbe importante esserci.

 

Francesco Alberti La Marmora chiude i lavori stabilendo una nuova riunione il 29 aprile alle 15 nella stessa sede per definire il questionario del paesaggio, nel frattempo tutti si impegnano a portare avanti la discussione via email o telefono. Propone inoltre di stilare un calendario dei possibili impegni a cui gli osservatori potrebbero partecipare visto che le iniziative in materia di paesaggio si stanno moltiplicando in Italia. Chiede a Giuseppe Pidello di presentare una memoria sull’esperienza del marchio di “Mondi locali” perché potrebbe essere un modello utile per il nascente coordinamento regionale.